La misura dell’umano: Martelli e l’etica del riconoscimento

Nel libro Il merito, il bisogno e il grande tumulto (La Nave di Teseo, 2025), Claudio Martelli intreccia autobiografia politica, analisi storica e riflessione teorica in una narrazione che ha al suo centro una domanda eminentemente filosofica: cosa rende giusta una società? Il cuore concettuale della sua risposta si fonda su due poli – il merito e il bisogno – che non vengono presentati come opposizioni, ma come elementi complementari, capaci di orientare un progetto etico e civile all’altezza della crisi democratica contemporanea.

Il bisogno è descritto come ciò che è originario, inerente alla nostra condizione incarnata, esperienza primaria di dipendenza e vulnerabilità. È la cifra della nostra esposizione al dolore, alla fame, alla solitudine, al limite. Ma se il bisogno è il segno della nostra comune fragilità, il merito rappresenta la possibilità di elevarci attraverso le nostre capacità, l’impegno, l’intelligenza. Merito e bisogno sono così intesi come due forze che agiscono nella storia umana, e che trovano senso solo in relazione: l’uno come possibilità di affermazione individuale, l’altro come richiamo alla solidarietà e alla cura dell’altro. La loro alleanza diventa il tentativo di formulare una giustizia non ideologica, non astratta, ma radicata nella concreta pluralità delle vite.

L’autore si confronta criticamente con l’eredità dei cosiddetti “maestri del sospetto” – Marx, Nietzsche, Freud – rifiutando l’idea che l’umano sia strutturalmente deviato da istinti oscuri, determinismi economici o pulsioni inconsce. A questa visione tragica e spesso disincantata dell’esistenza, Martelli oppone una fiducia nella possibilità di un agire razionale, responsabile e creativo. Il suo è un umanesimo laico, ma profondamente morale, che rivendica la dignità dell’impegno, la centralità del sapere, la forza della cura. Non vi è nulla di ingenuo in questa visione: egli riconosce la persistenza delle diseguaglianze ereditarie, la durezza delle gerarchie economiche, la realtà di una società in cui spesso il merito non viene premiato e il bisogno non viene riconosciuto. Ma proprio per questo insiste su una politica che non rinunci a intervenire, a redistribuire, a garantire pari possibilità di accesso alla vita buona.

Claudio Martelli, Il merito, il bisogno e il grande tumulto, La nave di Teseo, 2024, 368p., 21€.

Le pagine dedicate alla tecnica e all’intelligenza artificiale mostrano una lucida consapevolezza della nuova condizione contemporanea. Si mette in guardia dal rischio che il sapere tecnico venga separato dal progetto umano, e si richiama la necessità di un’alleanza tra scienza e democrazia. Non si auspica una separazione tra sapere e potere – che produrrebbe, come si sottolinea, un sapere impotente e un potere ignorante – ma una dialettica in cui le competenze siano poste al servizio della giustizia. In questo senso, il merito non è qui inteso come privilegio aristocratico, ma come criterio di razionalità e responsabilità pubblica.

Nel corso del libro, si delinea – senza proclami ma con coerenza teorica – una forma di socialismo liberale che rifugge tanto dal livellamento egualitarista quanto dall’apologia del privilegio. Non propone dunque un’utopia, ma un’etica della misura, una politica del riconoscimento, capace di valorizzare i talenti senza dimenticare i fragili, di sostenere la competenza senza spegnere la solidarietà. Si tratta, in ultima analisi, di un progetto filosofico-politico che invita a ripensare la giustizia come equilibrio dinamico tra differenza e dignità comune. In un’epoca in cui l’ideologia si è spesso dissolta nel cinismo e nella rassegnazione, Martelli ci ricorda che il pensiero ha ancora la forza per trasformare il mondo, se è capace di radicarsi nell’umano.


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