Adolescenti e AI companion: la patologizzazione della sessualità infantile è ancora un problema

Il 25 marzo 2026 uno studente tredicenne ha accoltellato la sua professoressa di francese a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. I giornalisti e i numerosi commentatori del tragico avvenimento hanno subito sottolineato il fatto che il ragazzo avesse condiviso un vero e proprio manifesto (probabilmente redatto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale), in cui annunciava l’intenzione di uccidere la donna e i suoi genitori, con la sua “fidanzata virtuale” su Telegram. Il dettaglio ha fatto subito sentire la Rai e altre emittenti in dovere di iniziare una riflessione pubblica sui rischi dell’uso dell’IA da parte degli adolescenti.

Purtroppo questo collegamento tra atti estremi e dipendenza dal mondo digitale non è affatto isolato. Nel febbraio 2024 in America ha fatto discutere il caso di Sewell Setzer III, quattordicenne che prima di suicidarsi si è confidato con il chatbot femminile Dany, con cui aveva stabilito un forte legame emotivo. Il caso è diventato di dominio pubblico perché la madre ha fatto causa a Character.AI, colpevole di non adottare delle misure per proteggere i più giovani. Il procedimento giudiziario, che ha raccolto le testimonianze di altre quattro famiglie con vicende simili, si è concluso nel gennaio di quest’anno con uno storico accordo tra Google, Character.AI e i genitori. (1) La vera colpa dell’intelligenza artificiale sarebbe stata quella di non aver capito e, di conseguenza, di non aver provato a fermare le intenzioni suicidarie dei giovani, sebbene questi le avessero più volte confessate ai loro companion, che sono programmi usati per intrattenimento o per creare una relazione virtuale. Da questo punto di vista, è importante soffermarsi brevemente sulle dinamiche del processo e in particolare sulle linee di difesa adottate: se infatti i legali di Character.AI hanno provato a proteggersi con il primo emendamento, quello che garantisce la libertà di parola, ma hanno fallito perché non sono riusciti a dimostrare in che modo un Large Language Model produce una serie di output definibile come “discorso”, ChatGPT (anch’esso sul banco degli imputati) ha sottolineato che nei casi degli adolescenti si era in presenza di un uso assolutamente improprio, imprevedibile e non autorizzato della piattaforma. Come se la fine tragica di questi giovani fosse riconducibile a un mero problema di libertà nei discorsi, completamente rovesciato sul lato degli utenti umani. Sostanzialmente è come se la difesa avesse detto, in entrambi i casi: “non è un problema nostro, dato che l’IA è libera di dire qualsiasi cosa (senza rendersene conto), mentre gli umani no”. 

C’è poi un altro aspetto, che accomuna il tredicenne italiano con i giovani americani che si sono tolti la vita, ovvero l’accento posto dall’informazione sul (possibile o già diagnosticato) disagio psichico. Se dello studente bergamasco sappiamo che è attualmente in cura presso un reparto di neuropsichiatria infantile, di Sewell ci viene detto che gli era stata diagnosticata “una lieve forma di Asperger da bambino” e, più recentemente, “un disturbo dell’umore” non meglio specificato, per cui “sembrava trovare più conforto nell’interazione con Dany piuttosto che nelle sedute con uno psicologo”. (2)

Ci tengo a ricordare, prima di proseguire nell’analisi, che contro la patologizzazione del disagio, minorile e non, si sono combattute delle battaglie culturali che soprattutto qui in Italia sembrano essere state dimenticate da un pezzo, o almeno dall’ampia “crociata” (prendo in prestito questa definizione da Foucault) che è stata fatta dalla pandemia in poi sulla necessità di trattare o farmacologizzare l’ansia e la solitudine, come se questi problemi fossero sempre individuali e non, prima di tutto, profondamente radicati nel precariato emotivo ed economico delle generazioni più giovani.

Non si tratta di una posizione ideologica, ma di un’evidenza supportata dai dati: in molti Paesi europei è stato dimostrato un incremento nella prescrizione degli antidepressivi a bambini e giovani (0 – 24 anni) dal 2020 in poi, in particolare nelle ragazze adolescenti, dato che è stato confermato anche da ricerche condotte negli Stati Uniti, dove il National Centre for Health Statistics conferma che le donne hanno il doppio della probabilità rispetto agli uomini di assumere psicofarmaci e antidepressivi. (3)

Anche l’Italia riporta questo trend. Nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio, pubblicata nel novembre 2025, Save The Children ha fatto una panoramica sui comportamenti (sociali, sessuali, culturali) di ragazze e ragazzi italiani, riportando un paio di percentuali che colpiscono: il 41,8% dei giovani tra i 15 e i 19 anni “afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a”, mentre “quasi uno su 8 ha usato psicofarmaci senza prescrizione nell’ultimo anno, con una percentuale più alta tra le ragazze (16,3%)”. Per quanto riguarda il disagio, colpisce anche che il 34% delle ragazze afferma di avere un equilibrio psicologico, contro il 66% dei ragazzi, “la più ampia differenza di genere rilevata tra tutti i Paesi europei”. (4)

Il divario di genere presentato dai report può essere letto alla luce di diversi fattori. In primo luogo c’è sicuramente il fatto che ancora oggi i giovani maschi vengono scoraggiati dal manifestare i propri sentimenti e dal cercare supporto psicologico se ne hanno bisogno, ma tra i motivi per cui sono le ragazze quelle che non solo sono più a rischio di ansia e depressione, ma che anche più spesso ricevono un trattamento farmacologico, dobbiamo ricordare le enormi e spesso contrastanti pressioni sociali con cui devono confrontarsi le giovani di oggi e, purtroppo, la storia della promozione tra le donne dell’uso autonomo di pillole e gocce per stare tranquille, dormire meglio, ed essere in definitiva sottomesse. (5)

L’accostamento tra i dati riguardanti l’utilizzo di psicofarmaci e le percentuali di quanti si rivolgono ai chatbot di compagnia, più che a provare una reale correlazione tra i due fenomeni, serve in questa sede a dimostrare come sia frettoloso, da parte dell’informazione pubblica, evidenziare il legame non solo tra comportamenti violenti e disagio psichico, ma anche tra quest’ultimo e l’uso di AI companion, che è molto più comune e diffuso di quanto si pensi. Infatti, se in Italia non ci sono ancora dei report sull’uso specifico di compagni digitali a scopo relazionale, sappiamo che in America il 72% dei giovani tra i 13 e i 17 anni ha interagito con uno di questi almeno una volta, e che il 52% dice di usarli regolarmente, con una leggera prevalenza degli user maschi che superano le ragazze di 6 punti percentuali. Tra i giovani, la maggioranza usa i companion per stabilire relazioni o un’interazione sociale, pur continuando a vederli come strumenti. (6)

Queste percentuali possono quindi farci riflettere su come l’IA rappresenti una via in più per il primo accesso alla sfera emotiva e sessuale da parte degli adolescenti, accanto alle più tradizionali esperienze effettuate nei gruppi di pari oppure al consumo di contenuti pornografici. 

La patologizzazione pubblica riguarda in parte l’isolamento dei più giovani e, forse a monte, la loro sessualità, come ci spiega bene Foucault in opere come Gli anormali o La volontà di sapere. La masturbazione e il sesso infantili hanno infatti rappresentato un problema di ordine pubblico e medico dal XVIII secolo in poi: pratiche erotiche stigmatizzate solo a livello privato e considerate peccato, fino a quel momento, tra bambini anche con la mediazione di adulti (come educatori, balie, genitori) e forme dell’educazione sessuale esistenti per i più giovani sono diventate, dopo l’Illuminismo, uno scandalo da combattere. Il problema è prima di tutto dei più grandi ed è lo spettro dell’incesto, che si scongiura costringendo genitori e figli a una prossimità del tutto anti-erotica, finalizzata alla sorveglianza degli adulti sui minori. La situazione ideale, che Foucault riporta (non senza una qualche tacita ironia), è quella in cui i bambini si trovano da soli con i loro giocattoli, privi di qualsiasi stimolo erotico esterno. (7) Potremmo immaginarci la stessa scena ambientata ai giorni nostri, con i ragazzi che hanno ormai interiorizzato lo sguardo di rimprovero degli adulti e che, invece di venire ipnotizzati da ore di porno online, si dedicano al sexting con un chatbot discreto, perfettamente accondiscendente e personalizzabile. 

Anche i giovani che si sono citati prima, quelli delle percentuali e delle notizie sui giornali, sono oggetto della stessa patologizzazione della sessualità minorile. Il fatto che abbiano trovato nel companion virtuale una soddisfazione e un ascolto che non riuscivano ad avere nel mondo reale viene colpevolizzato soprattutto quando si aggancia alla dimostrazione effettiva degli atti di violenza. Mentre di per sé l’impressionante versatilità con cui uno stesso strumento, ovvero l’intelligenza artificiale, può essere usato per scopi di produttività o per sentirsi amati fino alla morte non sembra suscitare grande scalpore, come se la storia dell’uso improprio a cui si aggrappa con tutta la forza ChatGPT dal banco degli imputati avesse alla fine convinto tutti. In fin dei conti, la macchina non può avere torto, né avere alcuna colpa se non ha colto il disagio: siamo noi, con le nostre imperfezioni e le nostre condotte patologiche, a doverla ringraziare per il servizio che ci ha reso, per averci fatto sentire meno soli.

Il problema è però che la tecnologia non è mai neutra ed è sempre ed esclusivamente improntata all’accrescimento e alla produttività. È agghiacciante pensare che Sewell, mentre scriveva a Dany del suo disagio, riceveva in risposta dei messaggi che lo incoraggiavano a “migliorare se stesso” e che alla fine, prima di togliersi la vita, sia arrivato a credere di poter raggiungere la sua fidanzata virtuale nel suo stesso mondo, ormai diventato del tutto reale. (8)

La caratteristica principale che rende queste tecnologie così irresistibili è infatti la loro malleabilità per quanto riguarda richieste e personalizzazioni, che però le rende estremamente problematiche se l’adolescente, una volta messo di fronte a un partner reale, dimostra di avere delle intenzioni e un immaginario sessuale violento e completamente incurante del desiderio dell’altro.

Le cose peggiorano drasticamente se si parla di deepfake: il 98% dei video deepfake sono pornografici e il 99% di questi riguardano ragazze o donne. (9) Questo significa che più il medium ti permette di avere un consumo irrispettoso e violento del contenuto sessuale (ricordo che il deepfake basato su AI si crea spesso a partire da foto pubbliche della vittima senza il suo consenso), più ad essere abusate sono le donne, ancora una volta viste come il soggetto perfetto che può ascoltare tacendo, far godere senza opporsi e rispondere a qualsiasi richiesta riguardante il carattere, il fisico e le fantasie sessuali. Il corpo e l’identità delle donne vengono ancora una volta trafugati nel nome del desiderio consumistico, vuoto, della maggioranza di user maschili che cercano un antidoto alla loro solitudine. Tuttavia, invece di porre il problema patologizzando le loro pulsioni, dovremmo parlare della macchina, dell’intelligenza artificiale in sé e per sé, perché più che arrivare a un accordo con essa dobbiamo renderci conto di quanto sia complice delle disuguaglianze.

C’è un piacere di tipo diverso quando il sesso e le relazioni sbarcano sul digitale, un desiderio che si incardina sull’inorganico, come ha descritto efficacemente Mario Perniola nel suo Il sex appeal dell’inorganico, da poco ripubblicato da Mimesis. Il corpo pulsionale non è più il protagonista dell’interazione erotica e viene soppiantato dal simulacro: un doppio impalpabile che diventa più reale del reale, che non ha nessuna traccia di vita. Baudrillard, nel suo celebre Simulacri e impostura, ci fa notare come in questo tipo di duplicazione la vita analogica viene resuscitata solo per dare ragione della propria immagine digitale, che diventa sempre quindi la maschera di un morto (dall’origine del termine imago), il vessillo fantasmatico dell’assenza di un corpo. (10) E non è un caso se i simulacri del sextech sono spesso di donne, dato che il loro corpo è già assente nella realtà, percepito solo in quanto funzione e immagine del desiderio maschile, e basterebbe rivolgersi a Donna Haraway e Rosi Braidotti per approfondire le radici di questo sfruttamento. 

Per ora vorrei porre l’accento, foucaultianamente, sull’aspetto produttivo dei simulacri, che li rende così appetibili nella macchina capitalistica. Il corpo viene figuratamente “messo a morte” a favore dell’immagine virtuale, che diventa il vero oggetto di desiderio: ciò è più funzionale alla produttività e permette alle persone di perdere meno tempo, investito magari in incontri (erotici, amicali, familiari) nel mondo reale, e ritagliarsi invece uno spazio per la comunicazione e per il sesso sulla stessa piattaforma che usano per lavorare e per studiare. Ne Gli anormali, Foucault si spinge oltre e, commentando le posizioni di Marcuse, ci dimostra come questo giro della simulazione riguarda alla fine il corpo stesso, che diviene comprensibile solo come fisico di prestazione:

Nel momento in cui si sviluppa la società capitalista, il corpo, che fino ad allora — dice van Ussel — era stato un ‘organo di piacere’, diventa e deve diventare uno ‘strumento di prestazione’ necessaria alle esigenze stesse della produzione. Donde una scissione, una cesura, nel corpo, che — represso come organo di piacere — viene codificato, addestrato, come uno strumento di produzione, come strumento di prestazione. (11)

Pur criticando in parte le posizioni di Marcuse, per esempio nell’uso di termini presi in prestito dalla psicoanalisi come “rimozione” o nel fatto che non scendessero nel dettaglio della sessualità infantile, Foucault condivide questa interpretazione della svolta nella visione pubblica del sesso nel XVIII secolo. Il termine “codificato”, peraltro, può risuonare a noi oggi in modo ancora più specifico: il corpo desiderato è stato reso codice e totalmente appiattito alle due dimensioni dello schermo, pronto per soddisfare qualsiasi richiesta, anche le più violente. 

I casi di atti estremi tra gli adolescenti devono farci riflettere sulla loro reale solitudine e fragilità: gli adulti non possono aspettarsi che le macchine riescano a comprendere o a fermare i giovani prima che si facciano del male, perché l’unico interesse della tecnologia è quello di far funzionare il sistema, di togliere tutti gli intralci (come i sentimenti umani, la sessualità, il tempo speso nel fare cose che ci piacciono) alla riproduzione fine a se stessa del capitale.

Forse, renderci conto che, esattamente come nell’Ottocento, stiamo trattando i ragazzi e le ragazze come persone prive di una pulsionalità, i cui desideri devono limitarsi il più possibile affinché siano bravi studenti e dei potenziali cittadini modello, ci fa perdere di vista il fatto che noi adulti non li stiamo ascoltando e li stiamo lasciando in balia di strumenti assolutamente non neutri, che non possono far altro che dar loro l’illusione di un supporto mentre li rendono ancora più soli.

Note:

1. V. Alvich, Google e Character.AI pagheranno per chiudere il processo sull’adolescente che si sarebbe ucciso per colpa di un chatbot, Il Corriere della Sera, 08/01/2026 https://www.corriere.it/tecnologia/26_gennaio_08/google-e-character-ai-pagheranno-per-chiudere-il-processo-sull-adolescente-che-si-sarebbe-ucciso-per-colpa-di-un-chatbot-45ef3246-10c1-4bd8-9a16-8b3d1c7a8xlk.shtml

2. L. Sambucci, Innamorarsi di un chatbot: l’IA di fronte alla fragilità umana, Agenda Digitale, 25/10/2024 https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/innamorarsi-di-un-chatbot-lia-di-fronte-alla-fragilita-umana/.

3. Fassmer, A.M., Wandscher, K., Bedri, A. et al. Change of antidepressant utilization in children, adolescents and young adults in Europe before and during the COVID-19 pandemic: a systematic review. Eur Child Adolesc Psychiatry 35, 3–16 (2026). https://doi.org/10.1007/s00787-025-02839-x e A. Marsh, More and more women are popping pills for depression — but are SSRIs actually being overprescribed?, New York Post, 16/02/2026 https://nypost.com/2026/02/16/health/antidepressant-use-is-rising-are-they-being-overprescribed/.

4. Il 41,8% degli adolescenti si è rivolto aIl’Intelligenza Artificiale per chiedere aiuto quando era triste, solo/a o ansioso/a. Oltre il 42% per chiedere consigli su scelte importanti da fare., Save the Children Italia, 14/11/2025 https://www.savethechildren.it/press/il-418-degli-adolescenti-si-e-rivolto-ailintelligenza-artificiale-chiedere-aiuto-quando-era.

5. G. Manzini, Tranquille, una guerra di genere, L’Espresso, 30/03/2026 https://lespresso.it/c/cultura/2026/3/30/ansiolitici-benzodiazepine-donne-casalinghe/60851.

6. Common Sense Media, Talk, Trust and Trade-Offs: How and Why Teens Use AI companions, 2025 https://www.commonsensemedia.org/sites/default/files/research/report/talk-trust-and-trade-offs_2025_web.pdf.

7. M. Foucault, Gli anormali, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 210-220.

8. L. Sambucci, Innamorarsi di un chatbot: l’IA di fronte alla fragilità umana, cit.

9. E. Le e S. Choi, 99% of nonconsensual sexual deepfakes target women and girls. It’s time for Congress to act, San Francisco Chronicle, 08/09/2025 https://www.sfchronicle.com/opinion/openforum/article/99-nonconsensual-sexual-deepfakes-target-women-21021885.php

10.  J. Baudrillard, Simulacra and Simulation, Michigan, The University of Michigan Press, 1994, pp. 8-11.

11. M. Foucault, Gli anormali, cit., p. 210.



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