PROTOTIPICITÀ E SPURIO-CENTRISMO ATMOSFERICI. CORRELARE FENOMENOLOGIA DELLA PERSONA E ATMOSFEROLOGIA IN TEORIA DELLE EMOZIONI

Introduzione

La mia presentazione vuole indagare in che modo i concetti di persona e motivazionalismo personale sono sviluppati in atmosferologia. Considererò l’approccio fenomenologico tradizionale alle atmosfere emozionali, ovvero quello husserliano (al quale mi riferirò come: congiuntivismo), e l’atmosferologia di T. Griffero (che chiamerò: disgiuntivismo). Il mio obiettivo è proporre un paradigma correlazionista. Se da una parte il congiuntivismo sostiene che le atmosfere siano soggettivamente dipendenti, dall’altra il disgiuntivismo le considera emozioni spazializzate, e dunque oggettualmente dipendenti. La proposta che cercherò di sviluppare vuole trattenere da un lato le emozioni effuse nel mondo e, dall’altro, la possibilità dei soggetti personali di risuonare o cogliere a proprio modo le atmosfere.

Il mio discorso è suddiviso in tre parti. Nelle prime due esporrò i fondamentali di Husserl e Griffero sulle atmosfere; la terza indaga più da vicino l’atmosferologia attraverso la fenomenologia della persona.

1. Congiuntivismo trascendentale nella fenomenologia husserliana

Partendo con Husserl, troviamo degli spunti interessanti già nelle Ricerche logiche (1900-1901). Qui, abbiamo due tipi di sentimenti: intenzionali e non-intenzionali. Va detto che parlare di intenzionalità nel contesto dei sentimenti implica che essi sono legati al nostro modo di riferirci a qualcosa, e non all’oggetto inteso.

Lo vediamo meglio coi sentimenti non-intenzionali. Tra questi troviamo anzitutto certe percezioni sensibili come una scottatura e, quindi, il dolore (vedi Husserl 2015, VRL, §15b, p. 501) ma anche stati di felicità o tristezza, gioia o altre Stimmungen che non sono propriamente inferenze intenzionali verso un oggetto o una situazione, ma piuttosto condizioni emotive del soggetto che lo aprono al mondo secondo certi modi di sentire: non si tratta di raggi intenzionali verso oggetti, ma aperture al mondo che dispiegano la vita emozionale del soggetto.

È in questo punto che fa capolino il termine atmosfera, quando un certo evento “appare avvolto da un’atmosfera rosea” (Husserl 2015, VRL, §15b, p. 503). Questa atmosfera rosea è certamente un’emozione: potremmo pure isolarne le inferenze intenzionali, analizzando gli strati emotivi, tuttavia la nostra vita è fatta di articolazioni intenzionali ed emozionali. Leggendo tra gli strati, probabilmente non troveremmo nessuna atmosfera: è proprio nel loro inscatolamento che oggetti, eventi e situazioni si imbevono di sentimenti un po’ più sfocati o “aerosi”. Nondimeno, il soggetto mantiene la sua agentività: le atmosfere riguardano miei stati emozionali di apertura al mondo. Con le Idee (1913) possiamo parlarne meglio.

Se nelle Ricerche l’intenzionalità era concepita soprattutto come una inferenza oggettuale, nelle Idee diventa il fondamento trascendentale della coscienza pura dove non c’è solo “il rappresentare la cosa, ma anche il valutare la cosa, che implica in sé quel rappresentare, [che] ha il modo dell’attualità” (Husserl 2002a, §37, p. 88). L’intenzionalità, adesso, implica delle qualificazioni di valore sulla cui base il soggetto prende posizione.

Ogni presa di posizione riferisce di riempimenti noetici delle intenzioni come “uno strato che […] ‘anima’, che conferisce il senso” (Husserl 2002a, §85, p. 213). Il mio mondo, come il vostro, è vivificato da una stratificazione noetica personale che dà senso a ogni inferenza cui è diretta. In questo modo abbiamo un sistema di mondo – per ognuno di noi, c’è un’articolazione intenzionale che organizza direzioni emozionali. In questo senso, “Gli oggetti […] si costituiscono originariamente negli atti di questo io” (Husserl 2002b, §54, p. 218, corsivi aggiunti): ogni oggetto è stratificato di sequenze emotive e motivazionali che disegnano un orizzonte tematico.

In questo senso il mondo assume ogni volta un disegno emozionale personale con specifiche atmosfere. Pensate a un bel tramonto che avete visto: magari eravate a riva, su un promontorio o addirittura in montagna; sono certo che eravate molto coinvolti da quella vista sublime, e in quel momento di contemplazione c’era una coinvolgente atmosfera di speranza, gioia o piacere: in quel momento, ha tuonato l’assoluto dell’essere. Ora, immaginiamo una situazione diversa. Pensate di contemplare quello stesso tramonto con una condizione emozionale turbolenta. In questo caso, provereste emozioni diverse e un altro tipo di atmosfera: potreste sentire una mesta sensazione di sollievo, oppure una stringente tristezza togliervi il respiro. Stavolta, il mondo sprofonda in un abisso emotivo.

Quindi dipende da me, dalle mie motivazioni e inclinazioni, che senso abbia il mondo e in che modo io prendo posizione. E dunque, i miei modi di sentire dicono qualcosa di me in quanto le mie posizioni sono basate sulle mie sensazioni atmosferiche. Nello scorrere della vita, imparo come reagisco a certe cose e il mio modo di sentirmi nelle situazioni, nonché le atmosfere con cui risuono, apprendendo ciò che Husserl chiama le mie peculiarità personali o proprietà di carattere (vedi Husserl 2002b, §57).

Chiamo congiuntivista questo approccio alle emozioni: persona e atmosfere sono profondamente intrecciate in quanto queste ultime sono un modo per cogliermi come soggettività irripetibile. Se mi sento in un certo modo rispetto a oggetti, eventi o situazioni, è perché questi riecheggiano con miei strati emozionali. Dunque, da un punto di vista trascendentale, le atmosfere sono soggettivamente dipendenti: le atmosfere seguono l’orchestra emozionale che caratterizza la mia coscienza in un certo segmento del suo fluire. In questo modo, può essere una pretesa fenomenologica quella di delineare la persona e le sue motivazioni sulla base delle sue risonanze atmosferologiche, con delle forti implicazioni in clinica psicoterapeutica (vedi Santamato 2025).

2. Disgiuntivismo emozionale

La ricerca di Griffero sulle atmosfere assume una posizione molto diversa, definita esternalista. Griffero (2017) concepisce le atmosfere come “stati affettivi e proprio-corporei suscitati nel soggetto da situazioni esterne” (p. 18), e possono essere: A) prototipiche; B) derivative; C) spurie. Da A fino a C, la differenza deriva dall’implicazione del soggetto nella costituzione delle atmosfere: prototipiche sono atmosfere “oggettive, esterne e inintenzionali” (Griffero 2017, p. 142); derivate quelle “oggettive, esterne e intenzionalmente prodotte” (ibid.), e quelle spurie sono “soggettive e proiettive” (ibid). Per fare qualche esempio: un’atmosfera prototipica potrebbe essere lo sbalordimento dinanzi a un paesaggio naturale, laddove una derivativa quella di un ospedale organizzato per essere rassicurante; una spuria, infine, riguarda il nostro sentirci tristi rispetto a una situazione che dovrebbe comunicare felicità (in questo caso si parla anche di atmosfera invertita), oppure una situazione del nostro passato che noi ricordiamo nostalgicamente.

Sentire un’atmosfera significa cogliere un alone emozionale evocato da oggetti, eventi e situazioni. Quindi, l’atmosferologia “non sarà allora che una speciale declinazione di una più generale filosofia delle situazioni” (Griffero 2017, p. 39). Griffero sostiene che le atmosfere non siano soggettivamente costituite ma proprie di eventi, oggetti e situazioni, ed è proprio in questo che si separa dal sentiero tradizionalmente husserliano e fenomenologico: se in fenomenologia trascendentale le atmosfere erano generate da una stratificazione soggettiva che spiritualizzava e conferiva il senso al mondo, adesso si è situati in un’atmosfera dove ci capita di essere gettati. Le atmosfere sono prima di noi.

In sintesi, le atmosfere sono tanto onnipresenti quanto elusive. Mancano di un’oggettificazione empirica ma sono esperite pervasivamente, come un velo emozionale steso sul mondo. Per questo, diciamo che le atmosfere sono quasi-cose (vedi Griffero 2013): non propriamente una cosa ontologicamente o empiricamente rilevabile, ma cionondimeno, come già sostenuto da Schmitz (1969), si tratta di qualcosa che “tutto abbraccia e permea, che è sovrapersonale e in questa misura al tempo stesso trans-oggettivo o meglio pre-oggettivo, non lasciandosi ‘collocare’ in nessun oggetto circoscritto” (p. 102, cit. in Griffero 2017, p. 103). Posso coglierle o sentirne la presenza ma rimangono nel vago. Quindi, cogliere un’atmosfera significa perdersi nel flusso emozionale della situazione “come se provenisse dall’oggetto solo perché essa proviene effettivamente dall’oggetto!” (Griffero 2017, p. 133).

Nondimeno, c’è un certo grado di soggettività nella percezione delle atmosfere, specialmente nelle dissonanze atmosferiche dove una situazione generalmente nota per evocare una data emozionalità viene colta diversamente; tuttavia, l’atmosfera dissonante non è soggettivamente dipendente. Infatti, nonostante la dissonanza, lo stesso fatto che io stia provando qualcosa di diverso-da come dovrebbe essere prova che sia proprio l’oggetto a effondere emozioni: quelle, appunto, con cui sto dissonando!

Dunque, le atmosfere sono oggettivamente dipendenti: la loro esistenza e pre- e trans-oggettività è indipendente dall’intenzionalità dei soggetti. Diversamente, in Husserl un sentimento non-intenzionale (o un’atmosfera) tratteneva l’agentività del soggetto. Quindi, intenderei l’atmosferologia come una teoria delle emozioni disgiuntivista: malgrado ci siano gradi di implicazione del soggetto, le atmosfere catturano la nostra attenzione e influenzano le nostre azioni tanto da parlare di un’identità vincolata (vedi Griffero 2017, p. 42). Insomma, “la dimensione emozionale-atmosferica ne sa sempre più di noi” (Griffero 2017, p. 146).

3. Persona e atmosfere

L’approccio di Griffero alle atmosfere è acuto ed elegante, e non solo perché recupera un modo di intendere le emozioni antico e demonico-patico dove c’è un mondo pieno di potenze esogene che invadono chi le coglie (vedi Griffero 2017, pp. 103 sgg; Santamato 2025, pp. 31-32), ma pure perché la tipizzazione delle atmosfere in prototipiche, derivative e spurie, cerca di trattenere da un lato la radicale de-soggettivizzazione delle emozioni di Schmitz e, dall’altro, il trascendentalismo tipicamente proiettivistico-costruttivista di Husserl. In questa sezione cercherò di mettere a fuoco alcuni equivoci che ne derivano.

Iniziamo con una domanda: se due persone percepiscono diverse atmosfere dalla stessa situazione, che cosa possiamo dire della natura di quell’atmosfera? Supponiamo che io e un mio amico vediamo lo stesso tramonto. Da una prospettiva trascendentale, non sorprenderebbe che esperiamo atmosfere diverse perché il tramonto si caricherebbe delle nostre stratificazioni emozionali. Seppure esperiamo atmosfere diverse, non contravveniamo al principio di non contraddizione: le atmosfere sono soggettivamente generate e ogni percezione riflette stratificazioni emozionali individuali, come detto.

In atmosferologia la questione è più complicata. Se le atmosfere sono esterne e indipendenti dalle stratificazioni dei soggetti, il tramonto può essere simultaneamente gioioso per me e triste per il mio amico, il che ci pone davanti a una questione: ci sono atmosfere contraddittorie che coesistono/sono effuse nello/dallo stesso oggetto, o nella/dalla stessa situazione?

Ora, Griffero riconosce questa impasse, e infatti “che la percezione di un’atmosfera non sia perfettamente identica in due persone diverse non prova la soggettività e privatezza di quell’atmosfera più di quanto non la provi rispetto alla pioggia il fatto che uno se ne ripari con l’ombrello e l’altro invece se ne lasci investire” (Griffero 2017, p. 131). Credo che questo paradigma sia in qualche modo ambiguo perché non sembra molto chiaro fino a che punto i soggetti siano coinvolti nella generazione o nella percezione dell’atmosfera. Infatti, possono esserci situazioni dove l’atmosfera è “talmente dipendente dalla forma percettiva (soggettiva) da concretizzarsi persino in materiali che normalmente esprimerebbero sentimenti diversi” (Griffero 2017, p. 138); eppure, “anche in questo caso l’atmosfera sentita è tale solo perché opposta a quella prevista e, in qualche modo, evidentemente pur sempre percepita” (ibid.).

La teoria esternalista e atmosferica delle emozioni, insomma, pare intrinsecamente normativa: c’è un’emozione prototipicamente esterna e ogni co-variazione emozionale è una distonia. Eppure, se le emozioni sono nelle cose e io e il mio amico ne traiamo di diverse, c’è da ragionare su quello che effettivamente possiamo inferire dell’atmosfera che viviamo. Infatti, proprio in virtù della loro natura quasi-cosale, non c’è ragione di credere che il tramonto sia certamente felice in quanto l’atmosfera ne sa sempre di più. Possiamo complicare ancora la cosa, dicendo: i tramonti sono felici, ma questo non lo è. Così facendo, si sta pure dicendo: nonostante i tramonti siano prototipicamente felici, questo è prototipicamente triste (perché chiunque lo vedesse, coglierebbe un’atmosfera di tristezza, altrimenti distonerebbe); questo, però, crea un precedente epistemicamente impegnativo perché dovremmo ragionare nei termini di una prototipizzazione di un’emozione che è solitamente concepita distonica. Queste cose, credo, evidenziano la difficoltà o la scarsa economicità di una epistemologia atmosferologica.

Da qui, la domanda: le atmosfere spurie possono tramutarsi in atmosfere prototipiche? È un quesito fondamentale, perché da un lato scandaglia la dinamicità dei tipi atmosferici e, dall’altro, apre l’atmosferologia alla filosofia della storia: potremmo concepire i cambiamenti di epoca come shift nei modi di sentire atmosferici. Ciò che prima era prototipico ora non lo è più e viceversa, e quindi bisogna rivoltare il mondo! Purtroppo, si tratta di una tesi che Griffero (2024) esclude a piè pari in quanto l’atmosfera spuria “è meno oggettiva, meno intensa […], non una vera e propria atmosfera, perché non esemplifica per nulla la spazialità-esternalità dei sentimenti atmosferici che l’atmosferologia neofenomenologica vuole sottolineare” (p. 127, trad. mia, corsivi aggiunti). La mia proposta correlazionista parte di qui.

3.1 Correlazionismo per il mondo e i soggetti

In quest’ultima parte, cercherò di suggerire un paradigma correlazionista che si ponga come via di mezzo tra il congiuntivismo e il disgiuntivismo.

Se il congiuntivismo sostiene che il mondo sia carico degli strati emozionali e motivazionali del soggetto, e il disgiuntivismo che il mondo invada la persona con potenze atmosfericamente esogene, nel correlazionismo i soggetti mantengono la loro dignità motivazionale: cogliere atmosfere diverse non significa essere dissonanti ma affermare la propria identità personale. Questa è la mia proposta: se sono simpatetico con l’idea che oggetti, eventi e situazioni abbiano proprie emozioni, al contempo credo problematico considerare le atmosfere soggettive/spurie come una dissonanza, in quanto le atmosfere prototipiche diventerebbero così una sorta di norma emozionale alla quale attenersi. Dunque, mentre Griffero vede le atmosfere prototipiche come le più autentiche, io credo che sia più ragionevole riorganizzare questo paradigma atmosferologico in uno spurio-centrico dove cogliere o non cogliere un’atmosfera significa affermare la propria soggettività.

Lo vediamo nella vita di tutti i giorni, dove le atmosfere spurie giocano invero un ruolo centrale nella costruzione della nostra identità. Mettiamo che io e il mio amico percepiamo l’atmosfera di un ospedale in modo diverso: io trovo questo ambiente altruistico ispirante, il che si allinea al mio desiderio di diventare un dottore, laddove lui si sente a disagio in quanto risuona di più, magari, con l’atmosfera ordinata e mite di un ufficio, cosa allineata alla sua aspirazione di diventare un impiegato di ufficio. Entrambi concepiamo la prototipicità atmosferica delle due situazioni, ma è la nostra dissonanza a caratterizzare fondamentalmente il nostro modo di sentirci: non si è distonici – mi sembra –, stiamo solo vivendo la nostra situatività (Befindlichkeit) emozionale e personale nel mondo.

Sotto un profilo formale, diciamo: nonostante questo ospedale e questo ufficio abbiano un’atmosfera prototipica, le nostre sub-atmosfere spurie e dissonanti sono l’elemento centrale non solo per la determinazione di noi stessi ma anche per il nostro modo di sentire oggetti, eventi e situazioni. Credo che questo modo di intendere le atmosfere possa anche rendere conto di alcune problematicità sociali del nostro presente, che si fondano sulla centralità della percezione soggettiva delle atmosfere nel contesto dell’intersoggettività.

Possiamo certamente vivere nel presente accettandone la vaghezza come suggerisce Griffero, ma questa vaghezza deve poter essere comunque schiarita abbastanza da affrontarne le sfocate iniquità, oppressioni e contraddizioni (Brännmark 2019, Burman 2023), la qual cosa implica profondamente la nostra intenzionalità personale (De Vecchi 2022). Anche qui le atmosfere spurie giocano un ruolo importante: le differenze, che poi incentivano marginalizzazioni, potremmo intenderle come una percezione spuria di atmosfere che sono da altri colte come prototipiche. Per esempio, un monumento potrebbe essere celebrato come un simbolo di orgoglio nazionale in una comunità ma colto come un emblema storico di oppressione in un’altra; un evento LGBTQ+ è vissuto profondamente dai suoi partecipanti – che stanno condividendo prototipicamente una coinvolgente atmosfera di inclusività ed empatia – ma spuriamente percepito da coloro che non ne concepiscono l’importanza, portando così a tensioni e ulteriori scontri. Questa contestazione atmosferica, fondata su percezioni di atmosfere che sono più spesso spurie che non originariamente prototipiche, rende conto dell’importanza della percezione atmosferica soggettiva non solo per la nostra identità personale ma anche per la costituzione di ideologie collettive e tensioni sociali.

Quindi, se da una parte sono d’accordo con Griffero sul fatto che le atmosfere spurie manchino di un accordo uniforme, dall’altra vorrei rilanciare la discussione sostenendo che, a certe condizioni, le atmosfere spurie possano unire insieme i soggetti verso un’intenzionalità collettiva o un impegno congiunto proprio per via della loro dissonanza. L’emancipazione o la rivoluzione galoppa sulle dissonanze e sul sottosopra: abbiamo bisogno di stonare!

Conclusione

Chiudendo il discorso, con questo intervento ho cercato di porre le basi per un approccio all’atmosferologia orientato verso la fenomenologia della persona. Ho cercato di evidenziare che 1) il soggetto personale, nella teoria delle emozioni esternalista e neofenomenologica dell’atmosferologia, si trova in una condizione ambigua; 2) la tipizzazione delle atmosfere ha delle importanti complicazioni in ontologia, per cui 3) ho proposto un paradigma spurio-centrico delle atmosfere che fa della sintonizzazione distonica il suo fuoco.

A mano a mano, mi sto rendendo conto che ogni domanda filosofica contiene la solita grande questione: che cosa ci faccio al mondo, e come sto vivendo la mia vita? Questa discussione mi ha certamente reso più consapevole di queste cose, perciò voglio ringraziarvi per la vostra attenzione e per la possibilità di essere qui a presentare la mia ricerca.

Bibliografia

Brännmark, J. (2019). «Contested Institutional Facts». Erkenntis, 84 (5), pp. 1047-1064.

Burman, Å. (2023). Nonideal Social Ontology. The Power View. USA: Oxford University Press.

De Vecchi, F. (2022). La società in persona. Ontologia sociale qualitativa. Bologna: Il Mulino.

Griffero, T. (2010). Atmosferologia. Estetica degli spazi emozionali. Milano: Mimesis, 2017.

Griffero, T. (2013). Quasi-cose. La realtà dei sentimenti. Milano: Mondadori.

Griffero, T. (2024). Spatial Feelings Atmospherological Questions (From a Neo-Phenomenological Point of View). Segni e Comprensione, 107 (2), pp. 123-148.

Husserl, E. (1913a). Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie. Erstes Buch: Allgemeine Einführung in die reine Phänomenologie. Den Haag, NL: Martinus Nijhoff (trad. it.: Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica. Vol. I, Libro I: Introduzione generale alla fenomenologia pura. Torino: Einaudi, 2002).

Husserl, E. (1913b). Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie. Zweites Buch: Phänomenologische Untersuchungen zur Konstitution. Den Haag, NL: Martinus Nijhoff (trad. it. Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica. Vol. II, Libro II: Ricerche fenomenologiche sopra la costituzione. Torino: Einaudi, 2002).

Santamato, S. (2025). Atmosfere emozionali nella clinica psicoterapeutica. Alcuni dubbi sulla psichiatria atmosferologica. Psicoterapia e scienze umane, 59 (1), pp. 21-40.

Schmitz, H. (1969). System der Philosophie. Band III.2, Der Gefühlsraum. Bonn: Bouvier.


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