Eredità sociologica della fantascienza novecentesca: un richiamo suggestivo

La fantascienza è un genere di narrazione, letteraria,  ma anche via via cinematografica, televisiva, fumettistica, che si è strutturata nel modo più compiuto sostanzialmente nel corso del Novecento: ovviamente, in epoche precedenti, si possono individuare dei momenti antesignani o anticipatori, ma in definitiva si tratta di casi sporadici e più approssimativi, dovendosi rimarcare che parlare di fantascienza è possibile solo da quando esiste anche una idea strutturata di scienza (si veda la lettura critica di Gattegno, J., Saggio sulla fantascienza, Fabbri Editori, Milano, 1973, specialmente pp. 4-5) e cioè al più a partire  ad esempio dall’età moderna, via via che in questa fase essa si rafforza e si istituzionalizza. In tal senso, verrebbero in mente ad esempio  certi contributi di autori come Bacone o Voltaire (si rimanda a Bacone, F., La nuova Atlantide, Armando, Roma, 2011 e Voltaire, Micromegas, in Id., Il toro bianco – Le orecchie del conte di Chesterfield e il cappellano Goudman – Micromegas, Rizzoli, Milano, 1963) o nell’Ottocento c’è il caso celebre di Shelley (si legga ovviamente Shelley, M., Frankenstein, Biblioteca di Repubblica, Milano, 2004), in cui molti rinvengono il punto di avvio forse più plausibile della modalità con cui tuttora è pensata la fantascienza, per arrivare poi a Poe, Verne e Wells: in particolare quest’ultimo viene a costituire uno spartiacque fondamentale, poiché sviluppa una narrativa analitica differente da quella destinata al grande pubblico, che aveva come personaggi i grandi eroi e come trama la semplice avventura, come ad esempio avveniva marcatamente in Verne (su questo aspetto si veda Giovannini, F.- Minicangeli, M., Un breve profilo storico, in Idd., Storia del romanzo di fantascienza. Guida per conoscere(e amare) l’altra letteratura, Castelvecchi, Milano, 1998, specialmente p. 14; si veda anche Gattegno, J, Saggio sulla fantascienza,  cit. specialmente pp. 5-12). Di Wells sembra qui opportuno segnare la lettura di due suoi romanzi in particolare: Wells, H.G., La macchina del tempo (Rizzoli, Milano, 1959) e Id., L’isola del dottor Moreau (Rizzoli, Milano, 1964), entrambi dal grande potere suggestivo, usciti nel 1895 e nel 1896; il primo rimanda infatti all’idea del viaggio nel tempo, il secondo alla degenerazione del ruolo dello scienziato: entrambi anticipano straordinariamente la dimensione anche problematica della scienza e un certo tipo di riflessione sociologica su di essa. 

Oggi la fantascienza costituisce un ambito abbondantemente sfruttato in varie produzioni mediatiche, ma l’immaginario di base dei suoi temi e delle sue linee evolutive, malgrado gli indubbi sviluppi tecnici del mondo attuale, deve ancora molto alla tradizione sostanziale che fa riferimento al cuore del XX secolo, ossia, forse, volendo individuare un preciso intervallo emblematico, alla fase che si può circoscrivere grosso modo tra fine anni Trenta-inizi Quaranta, sino a fine anni Settanta-inizi Ottanta: si tratta di una fase in cui l’immaginario della fantascienza sembra aver raggiunto una sua compiutezza e sistematicità narrativa che lo distinguono sia dai decenni precedenti più pioneristici, sia da quelli successivi, in cui si afferma un canone noto come cyberpunk, in cui, rispetto alla tradizione precedente, diventano centrali i temi dell’ibridazione uomo-macchina, dei computer, dell’intelligenza artificiale, dell’influenza dei media, del rapporto reale-immaginario, del ruolo delle droghe (per una prima rapida contestualizzazione si veda Giovannini, F.- Minicangeli, M., Un breve profilo storico, in Idd., Storia del romanzo di fantascienza. Guida per conoscere (e amare) l’altra letteratura, cit, specialmente pp. 28-31).  Dagli anni Ottanta, in effetti, la società entra, come è noto, in quella condizione post-moderna (si veda naturalmente il classico Lyotard, J. F., La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, Milano, 1981), che ancora oggi si protrae, in cui si assiste alla scomparsa delle grandi narrazioni, prevale un canone più estetico e funzionale, gli ideali vengono meno in una realtà sempre più individualizzata e artificiosa.

Stanti questi presupposti, muovendoci in un’ottica non di storia della letteratura, o di critica letteraria, o di estetica e filologia, quanto piuttosto di sociologia dei processi culturali e, anzi, più specificamente, attraverso la tradizione della sociologia della conoscenza, quello che in questa sede  si vuole indicativamente evidenziare è la possibilità di inquadrare certi aspetti di quell’immaginario fantascientifico classico del cuore del Novecento nelle loro relazioni con i processi storici e socio-politici dell’epoca contemporanea. Non si tratta di fare un’analisi stilistica o di classificare i vari romanzi di questo periodo o il valore degli scrittori relativi, quando piuttosto di suggerire come le idee e i contenuti di questo immaginario al di là dell’ambito letterario intrinseco possono diventare elementi che permettono in una certa misura di  esplicitare importanti dimensioni latenti della società attuale, un po’ come avviene come i sogni attraverso la psicoanalisi per gli individui: insomma l’immaginario, in particolare quelle fantascientifico, si potrebbe considerare come una risorsa per sviluppare analisi sociologiche, analogamente a come i sogni costituiscono un elemento cruciale nel processo psicoanalitico.

Diventa allora interessante iniziare a individuare possibili temi indicativi che caratterizzano questa produzione di fantascienza e segnare gli scenari da cui provengono e gli orizzonti che delineano, attraverso esempi opportuni e evocativi, divenuti sostanzialmente classici: la scelta di questi esempi non ha valore assoluto e i testi che qui si richiamano sono appunto possibili letture tra quelle che si possono plausibilmente pensare, fermo restando che ulteriori alternative sarebbero magari valide. Così, certamente, un primo tema di riferimento è quello dei viaggi nello spazio e della vita aliena, per cui abbiamo in mente ad esempio Blish, J., Le mappe del cielo (Mondadori, Milano, 1978, edizione originale nel 1971) e Heinlein, R. A., I figli di Matusalemme (Mondadori, Milano, 1977, edizione originale nel 1958) nei quali la peregrinazione cosmica verso altri mondi sottende un discorso su stati d’animo umani; ad essi si possono poi affiancare Boulle, P., Il pianeta delle scimmie (Mondadori, Milano, 1975, edizione originale nel 1963), romanzo il cui potere attrattivo generale e successo mediatico sono rimasti costanti nei decenni e ancora presenti nel nuovo secolo, Brandbury, R., Cronache marziane (Mondadori, Milano, 1978, edizione originale nel 1950), poetico e antimaterialista, e in generale l’opera di Asimov (di cui qui scegliamo di segnalare la trilogia della Fondazione, del 1951-1953: Asimov, I., Cronache dalla galassia, Mondadori, Milano, 1974, Id., Il crollo della galassia centrale, Mondadori, Milano, 1974, Id., L’altra faccia della spirale, Mondadori, Milano, 1974  e la sua raccolta di racconti, Id., Il meglio di Asimov, 2 voll., Mondadori Milano, 1975, edizione originale nel 1973 che comprende scritti tra il 1939 e 1972), che attraverso l’immensità del cosmo e del futuro, in realtà rimanda al senso della Storia,  e Dick (di cui qui segniamo questi suoi romanzi tra il 1964 e il 1982:  Dick, P. K., Noi marziani, Fanucci, 2017, Id., Id., Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Fanucci, Roma, 2017, Id., Labirinto di morte, Fanucci, Roma, 2017, Nostri amici da Frolix 8, Fanucci, Roma, 2017, Id., La trilogia di Valis, Fanucci, Roma,  2019), nel cui tratto visionario sulla dialettica della realtà, tra soggettivo e oggettivo, è centrale il problema politico del potere, del controllo e del dominio. La cifra di queste storie rimanda all’idea del totalmente altro, fornisce al lettore uno sbalzo che lo porta a riconfigurare in tanti modi e sotto molti aspetti la percezione della realtà e del tempo e dei contesti in cui ci si trova.

 Altro tema tipico, a volte anche correlato, è quello, dei mostri e delle catastrofi e come esempi incisivi, piace qui toccare Williamson, J., Il figlio della notte (Mondadori, Milano, 1976, edizione originale nel 1948),  con i suoi avvolgenti e vividi echi freudiani, o Wyndham, J., Il giorno dei trifidi (Mondadori, Milano, 1975, edizione originale nel 1951), sino a Page, T., La piaga Efesto (Mondadori, Milano, 1976, edizione originale nel 1973) o anche Maine, C. E., Il vampiro del mare (Mondadori, Milano, 1976, edizione originale nel 1958): un genere di storie la cui cifra è l’incontro con l’inquietudine più impensabile.

 E ancora il pensiero va alle ipotetiche modalità di vita futura, magari in contesti distopici in cui è Dick che raggiunge forse la maggior varietà di suggestioni (come in Dick., P.K., Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci, Roma, 2017, edizione originale nel 1968, Id., I simulacri, Fanucci, Roma, 2017, edizione originale nel 1964, Id., E Jones creò il mondo, Fanucci, Roma, 2017, edizione originale nel 1956, senza escludere Id., La svastica sul sole, Fanucci, Roma, 2017, edizione originale nel 1962, che è anche una ucronia o ipotesi di storia alternativa), ma altri contributi che qui si tengono presenti sono Pohl, F., Kornbluth, C.M., I mercanti dello spazio (Mondadori, Milano, 1975, edizione originale nel 1952) o Tubb, E.C., La corsa del manichino (Mondadori, Milano, 1977, edizione originale nel 1972), entrambi illuminanti sulle condizioni di manipolazione sociale in cui gli individui incorrono, e soprattutto Simak, C. D., Anni senza fine (Mondadori, Milano, 1976, edizione originale nel 1952), nella sua mesta e pensosa bellezza, che rifulge appunto quando si tratteggia il futuro della civiltà umana attraverso audaci concezioni; in quest’ambito si fondono il totalmente altro e l’impensabile con l’inatteso, in merito all’ effetto di eventi particolari: emblematico leggere anche Anderson, P., Quoziente mille (Mondadori, Milano, 1978, edizione originale nel 1954), che delinea la vicenda per cui a una certo punto sulla Terra il quoziente intellettivo di tutti gli esseri viventi si incrementa incredibilmente, mostrando al lettore uno scenario paradossale e stupefacente. 

 Insomma, la fantascienza ereditata da queste sue tipologie narrative dal cuore del Novecento costituisce uno snodo cruciale nel suo essere spiazzante, nella potenza dello sbalzo mentale che la sua suggestione comporta.  Vi è in quel canone una dimensione potente, evidentemente connessa con quella fase storica novecentesca per tanti versi effervescente, dinamica, politicamente articolata, una dimensione protesa al futuro con fascino ed emozione come nel romanzo, uscito nel 1951, che immagina il primo volo verso la Luna: Clarke, A. C., Preludio allo spazio (Mondadori, Milano, 1978). 

Vale la pena ricordare che, giunti agli anni Sessanta e Settanta, soprattutto in America gli scrittori di fantascienza avevano goduto di un prestigio mai visto prima: l’esercito, i ministeri, le università, le grandi aziende, li invitano, li vezzeggiano, li coltivano, li nominano consulenti speciali, ospiti d’onore, professori aggiunti, e, su ogni progetto a lungo termine, chiedono rispettosamente il loro parere, i loro lumi (si veda Fruttero, C., Lucentini, F., Introduzione, in Pohl, F., Kornbluth, C.M., I mercanti dello spazio, cit., pp. V-VI). In effetti, una corrente di questa produzione fantascientifica, nei decenni chiave che abbiamo indicato e forse ancor più negli anni Sessanta e Settanta, è proprio quella che si definisce sociologica, perché appunto orientata a sviluppare attraverso la narrazione una lettura critica di molti aspetti delle società complesse, soprattutto in riferimento a certe derive del capitalismo, delle tecnologie e degli apparati politici e burocratici ad essi collegati. In questo contesto, si devono collocare anche certe suggestioni riconducibili alle distopie di tipo totalitario, evidentemente suscitate dall’ancora vivido ricordo delle vicende terribili della prima metà del XX secolo. Insomma, nell’insieme della fantascienza del cuore del Novecento c’è una essenza che trascende la dimensione narrativa e di letteratura e la cui lettura ancora oggi, nel nostro XXI secolo, può toccare lo spirito di chi la incrocia, perché apre orizzonti di senso; in quell’immaginario si riflette un’epoca intensa, sostanziale, fondamentalmente ancora incline, pur con i suoi limiti, a un tratto dialettico e critico, assai diversa dalle derive progressive dalle fasi seguenti di un mondo sempre più asettico, formale e autoreferenziale, che ama presentarsi funzionale e luccicante, ma in cui non c’è slancio effettivo.


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